Capolavoro del drammaturgo francese Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux (1688-1763), “il gioco dell’amore e del caso” è una pièce agile e raffinata, scritta nel 1729, che fonda il proprio intreccio su un doppio scambio di ruoli.

Per conoscersi sotto mentite spoglie, due promessi sposi si cambiano d’abito coi loro rispettivi servitori: nasce così un gioco speculare, ricco di equivoci comici e prove d’amore. Per i signori, costretti a giocare la parte del servo, è il momento di dissimulare la propria nobiltà interiore ed esteriore: operazione complicata perché il simile riconosce subito il proprio simile, e i due ragazzi di buona famiglia si trovano a lottare contro tutte le convenzioni sociali decidendo di “amare” una persona che (così credono!) non sarebbe degna della loro condizione. Tuttavia la prova è difficile anche per i servi che si atteggiano a gran signori e si scoprono allettati dalla possibilità di “accalappiare” un buon partito: i due finti signori si attardano così in goffe galanterie, della cui comicità sono gli ultimi ad accorgersi. Alla fine le maschere cadranno riportando tutto alla normalità, ripristinando l’ordine naturale delle cose.

La scena è vuota e depurata, rappresentante una stanza fuori dal tempo, la messa in scena è frizzante e leggera, incorniciata da innesti musicali che rendono più agili molti punti dell’intreccio: un paravento sul fondo forma una controscena costante di ombre e apparizioni in controluce.

 

Personaggi e interpreti

Orgone: è il padre di Silvia, la giovane che attende il suo spasimante. È un personaggio super partes, che agisce sulle azioni e stimola le reazioni: un motore nemmeno tanto immobile, soprattutto nel finale, in cui gli capiterà il travestimento che chiuderà la “mascherata perfetta”. Padre affettuoso, quasi idealizzato, persona generosa: non è un personaggio comico fino alle scene del suo travestimento, che lo gettano sotto un’altra luce con stravolgimento totale degli schemi.

Silvia: giovane eppure determinatissima, severa con gli altri ma mai quanto se stessa, nasconde paure che la rivelano più fragile di quanto non voglia sembrare. Sarà lei ad avere l’idea del travestimento con Lisetta, per poter meglio studiare il suo promesso. Una volta intrapresa la mascherata, la porterà in fondo con freddezza, ma non senza i tentennamenti tipici della sua età e della sua condizione. Anche quando avrà appreso la vera identità di Dorante, deciderà di continuare a fingere per costringerlo alla resa senza condizioni.

Dorante: il pretendente innamorato, giovane di buona famiglia e di ottima educazione, arriva a casa di Silvia travestito da valletto, avendo avuto la stessa idea della sua promessa. Appena entrato in scena verrà folgorato dalla cameriera che in realtà è proprio la sua Silvia mascherata: il destino è una macchina previdente. Caduto innamorato, entrerà in un vortice dal quale non saprà più uscire. Alla fine, si spoglierà della maschera, e con essa di ogni orgoglio o riserva: è il personaggio più fragile, ma anche più coraggioso della pièce, capace di chiedere in sposa una cameriera andando contro alle dure leggi del mondo.

Arlecchino: è il servo di Dorante, che entra nel primo atto vestito da gran signore. È il personaggio più divertente della pièce, e il suo modo goffo di comportarsi da cavaliere, prendendosi anche gioco del suo padrone, costituisce il vero sale di molte scene. Il suo corteggiamento di Lisetta è un manuale d’amore spiccio, di galanterie popolari. Alla fine, trionferà anche lui, dimostrando che in fondo i piaceri più semplici sono i migliori.

Lisetta: la servetta scaltra e irrefrenabile. È un personaggio adorabile e vivace: appena la sua padrona le propone lo scambio, accetta senza pensare, per rendersi conto solo in seguito della grande possibilità che le si presenta: conquistare un signore! Comincerà così a giocare all’aristocratica, con grande impegno ma senza troppo successo. Alla fine, dato che la vita è rotonda, riuscirà portare a casa quel che era nelle sue possibilità: un valletto innamoratissimo, che saprà farla felice anche senza denari o blasone.